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Giovedì, 9 Dicembre 2021
Cronaca

San Domenico, un'identità culturale. Monica Fantini: "In 14 anni oltre 1,4 milioni di persone a Forlì"

Applausi per il sindaco uscente Davide Drei, intervenuto all'appuntamento, e che ha ricordato come cinque anni fa "il primo atto da primo cittadino fu la presentazione della sintesi della mostra di allora e il lancio di quella successiva".

"Un bilancio al futuro". E' questo il titolo dell'incontro ospitato nella sala del Refettorio dei Musei San Domenico a conclusione della mostra "Ottocento. L'arte dell'Italia tra Hayez e Segantini", durante il quale Gianfranco Brunelli, coordinatore generale Grandi Mostre Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ha presentato i dati dell'esposizione. Tra la platea il vescovo Livio Corazza, il prefetto Antonio Corona, il questore Loretta Bignardi e il deputato Marco Di Maio. Applausi per il sindaco uscente Davide Drei, intervenuto all'appuntamento, e che ha ricordato come cinque anni fa "il primo atto da primo cittadino fu la presentazione della sintesi della mostra di allora e il lancio di quella successiva".

Drei ha sottolineato come "il recupero del San Domenico, trasformato da un luogo di degrado ad una perla, è stato tra le esperienza più importanti della nostra città. Ora è un polo della cultura che lavora 365 giorni all'anno, non solo con le grandi mostre, un volano che alimenta le sfere delle nostre bellezze, ma anche l'economia della città". Ma, ha aggiunto il sindaco uscente, "il San Domenico è un cantiere ancora in atto, col quarto stralcio dei lavori che riguarda il chiostro. In questo modo la struttura otterrà la sua dimensione definitiva". Drei, guardando anche alla mostra del 2020, che sarà dedicata ad Ulisse, ha annunciato che "per la seconda volta saranno messi a disposizione gli spazi del San Giacomo".

Ottocento, il bilancio del San Domenico

Assente il presidente della Fondazione Cassa dei Risparmi Roberto Pinza per motivi personali, la voce della Fondazione è passata attraverso il vicepresidente Monica Fantini: "Le grandi mostre sono un punto di forza ed orgoglio. Tutti i grandi progetti nascono da una rete di coesione e senso di comunità". Fantini ha ricordato l'evoluzione della città negli ultimi 14 anni: "E' stato un progetto generativo, che ha dato un'identità culturale. Forlì ha creato una nuova strada che le ha permesso di diventare tra le principali città culturali. E Pinza, insieme ai predecessori, ne è stato un innovatore. Un progetto che ha creato uno sviluppo sostenibile". L'effetto San Domenico ha portato a Forlì negli ultimi quattordici anni "oltre 1,4 milioni di persone - ha rimarcato Fantini -. In un periodo di crisi economica abbiamo deciso di andare controcorrente, decidendo di investire sulla cultura. Un euro speso ne sono valsi 2,5. Attorno a Giancarlo Brunelli si è formata una squadra anche di giovani. E le grandi mostre di Forlì sono Gianfranco Brunelli".

Avvicinandosi la conclusione della grande mostra, si possono cominciare a trarre i primi bilanci non solo sul piano dei numeri, ma anche su quello culturale, ed in particolare sul ruolo che i grandi eventi culturali svolgono in termini di crescita sociale in senso lato, e non solo a livello strettamente artistico e scientifico. Da questo punto di vista si è rivelata nuovamente vincente la collaborazione delle grandi mostre forlivesi con Intesa Sanpaolo, che dello sviluppo dei territori in cui opera ha sempre fatto un tratto caratterizzante.

"Intesa Sanpaolo - ha sottolineato a questo proposito Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo - affonda le proprie radici nel territorio romagnolo, per questo la collaborazione con la Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì rappresenta per l’istituto un sodalizio di primaria importanza per il sostegno alle comunità locali. Il nostro Gruppo è impegnato nell’accompagnare interventi dalle elevate ricadute sociali e turistico-culturali, eventi di cui la mostra “Ottocento” è stato un chiaro esempio di successo".

"Tra i pilastri fondanti il Piano d’Impresa di Intesa Sanpaolo – ricorda ancora il direttore regionale - c’è appunto la volontà di divenire la prima impact bank al mondo per esternalità positive generate nei territori presso i quali opera. Crediamo fortemente nella Romagna, terra di grande tradizione e innovazione, per questo abbiamo recentemente istituito anche il Consiglio di Territorio, un organo composto da rappresentanti del tessuto socio-economico romagnolo il cui scopo primario è l’ascolto delle istanze che emergono dalla comunità locale e, al contempo, il dialogo e il confronto per creare insieme la Romagna di domani”.

Particolarmente significativa da questo punto di vista, anche la visita fatta alla mostra, nei giorni scorsi, dal presidente Emerito di Intesa Sanpaolo, professor Giovanni Bazoli, il quale oltre a ribadire la partnership delle mostre forlivesi con il progetto cultura di Intesa Sanpaolo sul piano nazionale, si è complimentato per il taglio dato alla mostra “Ottocento” sul piano storico e culturale, per la completezza degli artisti presentati e per la bellezza delle opere, alcune delle quali inedite. "La mostra riempie un vuoto che la critica ha lasciato aperto da troppo tempo sull’arte italiana del secondo Ottocento - si è complimentato il presidente -. Si tratta di una splendida fotografia dell’Italia di allora e un luogo di comprensione delle questioni ancora aperte dell’Italia di oggi".

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