Incognita scuola, "Mascherine e tanta prudenza". I consigli del primario di Pediatria ai genitori

"E’ uno scenario ancora diverso dal precedente, ma che dobbiamo affrontare per riguadagnare quella quasi-normalità alla quale ciascuno di noi aspira", dice Valletta

L'apertura delle scuole prevista il 14 settembre "non è a rischio". Parole del ministro dell'Istruzione, Lucia Azzolina, evidenziando come "si tratta di una priorita' assoluta del Paese e di tutto il Governo. E' un'operazione molto complessa, ma stiamo lavorando da settimane e siamo più pronti rispetto a quando la pandemia è scoppiata. Negli istituti abbiamo fatto dei lavori, allargando le aule e cercando ulteriori spazi, affinchè dove ci sia il metro di distanza gli studenti, da seduti, possano abbassarsi la mascherina". Un invito ad un prudente ottimismo arriva da Enrico Valletta, direttore del Dipartimento Trasversale Salute Donna, Infanzia e Adolescenza di Forlì-Cesena e dell'Unità Operativa di Pediatria del "Morgagni-Pierantoni".

"Mi rendo perfettamente conto che nello scenario che stiamo vivendo – di grande sofferenza dal punto di vista sanitario, sociale ed economico – tutti avremmo bisogno di maggiori certezze per il futuro nostro, dei nostri bambini e dei nostri cari - afferma Valletta -. Questa seconda fase della pandemia, dopo essere riusciti, a prezzo di molti lutti e sacrifici, a superare la prima, ci pone di fronte ad un’inevitabile, e probabilmente prolungata, convivenza con il virus. E’ uno scenario ancora diverso dal precedente, ma che dobbiamo affrontare per riguadagnare quella quasi-normalità alla quale ciascuno di noi aspira. Sono convinto che, a tutti i livelli, si stia facendo ogni sforzo per garantire il ritorno a scuola dei nostri bambini e ragazzi pur non sapendo con certezza, ma cercando comunque di prefigurare e di prepararsi, quali e quante difficoltà incontreremo. Quello che, invece, è certo e che ciascuno di noi, con i propri comportamenti, può fare molto per se stesso e per gli altri e perché i prossimi mesi siano diversi e migliori di quelli appena trascorsi".

Professor Valletta, lei è ottimista o pessimista sulla riapertura delle scuole?
Dobbiamo essere ottimisti, prudenti, ma ottimisti. Perché diversi motivi per esserlo li abbiamo e perché l’opzione del pessimismo non ci porterebbe nessun vantaggio e, anzi, rischierebbe di farci perdere qualche importante occasione di ritorno ad una quasi-normalità. L’impegno di tutti verso una riapertura delle scuole mi sembra ci sia, i problemi organizzativi saranno tanti, ma l’obiettivo è importante per tutto il mondo dell’infanzia e dell’adolescenza e lo sforzo in questo senso è pienamente giustificato.

Fare test sierologici a studenti, insegnanti e personale Ata prima e dopo il rientro a scuola può avere un senso?
Tenere sotto controllo periodico, ma costante, la circolazione del virus all’interno dell’ambiente scolastico sarà utile e doveroso. Il modo migliore per contenere eventuali focolai di infezione che dovessero ripresentarsi è quello di averne tempestiva conoscenza e questa conoscenza si è ormai dimostrata indispensabile per controllare e spegnere la catena del contagio. E’ una garanzia e un elemento di rassicurazione per tutti, ragazzi, famiglie e personale della scuola. Con quali mezzi (tampone o sierologia) e con quali tempi, sarà certamente oggetto di disposizioni specifiche.

Secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Jama, negli under 5 la carica virale è fino a cento volte superiore alla media. Conferma?
E’ il risultato di uno studio statunitense su un campione di poche decine di bambini che presentavano sintomi di Covid-19, ma fermare la nostra attenzione solo su questo dato sarebbe un errore. Dall’inizio del 2020 (7 mesi) sono stati pubblicati oltre 40mila, circa 200 ogni giorno, studi sul virus della pandemia, di cui oltre 3500 sui bambini: è un momento di enorme interesse scientifico attorno a questo virus, ma anche di grande difficoltà nel capire con certezza il reale valore dei dati che la ricerca ci offre. Quello che, ad oggi, appare sufficientemente chiaro è che i bambini si ammalano con frequenza molto minore degli adulti (meno del 2% dei casi in Italia), che quando si ammalano lo fanno quasi sempre in maniera molto più lieve e che, generalmente, sono gli adulti che trasmettono loro il virus e non viceversa. Finora, quindi, i bambini si sono dimostrati assai modesti diffusori del contagio. Certo, la riapertura delle scuole sarà un importante momento di verifica di quanto osservato fino ad ora.

In Israele la seconda ondata dell'epidemia è partita con la riapertura delle scuole. Il ritorno sui banchi porterà ad un aumento del rischio dell'aumento dei contagi da covid-19?
Nelle diverse nazioni i comportamenti rispetto alla chiusura e alla riapertura delle scuole sono stati molto diversi e questo rende difficile fare una previsione certa di cosa accadrà da noi. Io credo che un aumento della circolazione del virus sia prevedibile e anche previsto e le misure di prevenzione e di sorveglianza epidemiologica che verranno adottate abbiano proprio il significato di tenere sotto controllo l’eventuale incremento dei contagi.

Poniamo un semplice esempio, un raffreddore o una tosse. Che comportamento da seguire suggerisce ai genitori?
E’ comprensibile che, quest’anno, anche le consuete e banali infezioni delle vie respiratorie, susciteranno nei genitori una qualche apprensione. Non si deve però cadere nell’errore di pensare che qualsiasi sintomo febbrile o respiratorio, magari transitorio, significhi infezione da nuovo coronavirus. Il confronto con il proprio pediatra sarà ancora più importante del consueto, prima di trarre qualsiasi conclusione. Se poi i dubbi rimarranno, le possibilità di fare la diagnosi corretta sono senz’altro disponibili.

Invece in caso di febbre superiore ai 37.5°C cosa raccomanda?
Direi che vale quanto detto prima. Non allarmarsi anzitempo, perché le consuete cause di febbre saranno sempre presenti anche nella prossima stagione e saranno senz’altro numericamente più rilevanti rispetto alle infezioni da Sars-Cov-2. Certo, relativamente alla frequenza scolastica, la presenza della febbre sarà da valutare con molta prudenza. Cosa fare in questi casi sarà in parte dettato dalle specifiche disposizioni scolastiche e in parte frutto del consulto con il proprio Pediatra. 

Parola d'ordine: prevenzione. Quali sono i comportamenti più a rischio che bimbi e giovani dovrebbero evitare?
Questo è l’aspetto, ora, più importante di tutti. In questa fase di inevitabile convivenza con il virus, quello che ciascuno di noi può e deve fare per limitare il rischio di contagio è proteggere se stesso e chi gli sta vicino adottando quelle precauzioni che dovremmo ormai conoscere tutti molto bene. Nessuno è in grado di dire con esattezza cosa accadrà nei prossimi mesi, ma quello che possiamo fare noi è essere prudenti. Come siamo consapevoli dei rischi ogni volta che ci mettiamo alla guida dell’automobile e, quindi, usiamo attenzione e allacciamo le cinture di sicurezza, lo stesso dovremo fare nei confronti del virus. Il mondo degli adolescenti e dei giovani adulti è quello che forse preoccupa di più in questo momento: gli anziani hanno, purtroppo, ben compreso che in gioco ci sono la salute e la vita e sono più attenti. E’ venuto il momento che anche i più giovani lo capiscano e i fatti di questi ultimi giorni ne mostrano l’immediata necessità. 

Mascherine, distanziamento e igienizzazione limiteranno le malattie da raffreddamento che si materializzano in autunno?
Molto probabilmente sì, perché le stesse misure di contenimento del coronavirus potrebbero contribuire a ridurre la trasmissione anche dei consueti virus stagionali. E’ un vantaggio secondario non trascurabile. Vedremo…

Quindi anche i più piccoli dovrebbero indossare la mascherina...
Le attuali disposizioni scolastiche prevedono l’uso della mascherina per i bambini di età superiore ai 6 anni (negli Usa è consigliata dai 2 anni in su) in tutte quelle situazioni nelle quali il distanziamento prudenziale non è possibile. Per quanto si è detto prima sulla scarsa contagiosità dei bambini, per l’oggettiva difficoltà di fare indossare correttamente la mascherina ai bambini più piccoli e per l’impossibilità di prevedere e definire ogni singola situazione che si verrà a creare, ritengo che questa raccomandazione di carattere generale sia ragionevole. Come sempre dovranno prevalere la prudenza e l’uso del buon senso individuali, senza i quali qualsiasi prescrizione che ci venga data è destinata a rivelarsi inefficace.

Nel caso in cui un compagno di classe risulterà positivo, cosa occorre fare?
E’ la situazione che tutti si aspettano accada e proprio perché è attesa le indicazioni sui provvedimenti da prendere non mancheranno. Ritengo che le scuole riceveranno precise disposizioni su come affrontare questi casi, in accordo con i Servizi Sanitari. E a queste disposizioni, di volta in volta, alunni, personale e famiglie si dovranno attenere.

In questo scenario, ritiene opportuno aumentare le vaccinazioni tra i giovani? 
Immagino lei alluda alla raccomandazione della vaccinazione antinfluenzale per tutti i bambini di età superiore ai 6 mesi, indipendentemente dalla presenza di un rischio specifico (portatori di malattie rilevanti). Su questa indicazione i pareri sono discordi e i dubbi sui reali vantaggi all’interno dello scenario di cui parliamo sono ancora molti. Tra gli altri, Adriano Cattaneo e Alberto Donzelli li hanno sintetizzati in un recente articolo su Salute Internazionale (www.saluteinternazionale.info - 29 giugno 2020). Io non credo che l’estensione indiscriminata della vaccinazione antinfluenzale cambierebbe significativamente il nostro rapporto con il Covid-19 nei prossimi mesi.

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Ad oggi ci sono bambini positivi al Covid-19 nel Forlivese?
I colleghi dell’Igiene Pubblica di Forlì mi informano che, attualmente, sono nove i bambini positivi per Sars-Cov-2 seguiti a domicilio.

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