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Acconciatori ed estetisti allo stremo: "Fateci riaprire. Il nostro è un inno di disperazione"

E' un "inno di disperazione" di tutta la categoria degli acconciatori ed estetisti di Forlì quello che parte attraverso la voce di Doretta Brancaleoni

"Ridateci la nostra dignità". E' un "inno di disperazione" di tutta la categoria degli acconciatori ed estetisti di Forlì quello che parte attraverso la voce di Doretta Brancaleoni, titolare del salone "Acconciature Doretta" di via Macero Sauli, 1, nei pressi del Foro Boario. In regime di "zona rossa", gli operatori del settore sono in attesa dell'evolversi della situazione, anche alla luce delle parole del governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che non ha escluso la possibilità di parziali aperture (senza specificare in quali settori) con la discesa dei contagi.

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Ma intanto "acconciatori ed estetiste sono ormai alla rovina e non ce la fanno più - grida Brancaleoni -. Farci chiudere è stata una scelta ingiustificata in quanto siamo totalmente in sicurezza da un anno come da protocollo". L'esercente argomenta così il suo sfogo: "Ci siamo indebitati per acquistare tutti i dispositivi di sicurezza possibili per metterci in sicurezza e poi ci hanno fatto chiudere di nuovo, perchè? In questo periodo abbiamo tutelato la salute di tutti, essendo la priorità assoluta in questa pandemia, ma la decisione di chiuderci ancora è stata ingiustificata. Abbiamo sempre applicato con diligenza le linee guida dettate dalle autorità sanitarie, quindi definisco assurda questa ennesima chiusura".

I saloni sono chiusi, ma intanto le buchette della posta si riempiono di bollette e pagamenti: "Le nostre attivita sono al collasso e in sofferenza - ribadisce Brancaleoni -. Le spese e le tasse non si sono stoppate e al tempo stesso dobbiamo continuare a pagare gli affetti, perché il governo non ha bloccato nulla. Ma come possiamo pagare se non incassiamo?". La commerciante pone inoltre in evidenzia un altro aspetto: "Il nostro settore rientra quelli della cura della persona stessa, necessaria quindi per la propria autostima e per le difficoltà che molte persone hanno nel gestirsi da sole soprattutto in questo periodo così difficile che stiamo vivendo".

Quindi un appello finale: "Vorrei che il nostro governo provasse a capire ciò che stiamo vivendo e le nostre preoccupazioni verso al futuro. Abbiamo il terrore di non farcela e di dover chiudere definitivamente le nostre attivita. Come manterremo i nostri figli senza una stabilità economica? Chiediamo solo di farci riaprire per poter vivere. Non vogliamo soldi, ma solo la nostra dignità. Fateci riaprire. Questo è un inno di disperazione di tutta la categoria".

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