Una corona di alloro per gli sminatori deceduti

Giovanni Valpiani, figlio di Luigi, e i suoi nipoti Simone Valpiani e Luca Bandini hanno deposto una corona di alloro in ricordo di tutti coloro che persero la vita per assolvere a un compito estremamente difficile e pericoloso

Ancora oggi, dopo 75 anni dalla fine del Secondo conflitto mondiale, capita di frequente di registrare il ritrovamento di residuati bellici esplosivi che, per cause diverse, allora non manifestarono il loro potenziale distruttivo, rimanendo attivi nonostante lo scorrere del tempo e le condizioni dei luoghi in cui ancora si trovano. È avvenuto anche a Forlì nei giorni scorsi con il rinvenimento di oltre 50 bombe a mano nel cortile di una casa poco distante da piazzale della Vittoria, prontamente rimosse dai militari del Reggimento Genio Ferrovieri dell'Esercito italiano di stanza a Castel Maggiore.

L'episodio è capitato quasi in contemporanea con l'anniversario della morte di Luigi Valpiani, il primo sminatore forlivese deceduto nelle operazioni di bonifica del territorio romagnolo, avvenuta il 24 maggio 1945, che insieme ad altri sminatori è ricordato nella lapide posta sotto l'androne del Palazzo Comunale di piazza Saffi. Ed è su questa lastra di marmo che Giovanni Valpiani, figlio di Luigi, e i suoi nipoti Simone Valpiani e Luca Bandini hanno deposto una corona di alloro in ricordo di tutti coloro che persero la vita per assolvere a un compito estremamente difficile e pericoloso, ma fondamentale per restituire sicurezza a tutti i cittadini.

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"L'attività di sminamento al termine del conflitto - come scrive il generale Antonio Torregrossa, già Capo Sezione Bonifica Campi Minati - nacque prevalentemente per ripulire i terreni dalle insidie dei campi minati, che mietevano numerose vittime causate dalle mine sapientemente occultate e attivate. Le Autorità preposte decisero consapevolmente che l’incarico dovesse comprendere, sempre e comunque, anche la neutralizzazione di ogni altro tipo di reperto bellico giacente interrato o sotto macerie o in altre situazioni tali da renderlo pericoloso per l’incolumità pubblica e privata. Giustamente si voleva che quando una “bonifica” veniva iniziata, doveva essere portata a termine senza soluzione di continuità, con la certezza che tutta l’area interessata fosse così completamente ripulita". Durante lo svolgimento di questo lavoro molti furono purtroppo gli incidenti mortali, o che produssero danni permanenti sui corpi degli sminatori, come testimonia la lapide forlivese, collocata nel 1948, dove i familiari di Luigi Valpiani hanno voluto rendere omaggio al loro congiunto e a quanti vi sono ricordati.

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