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Lunedì, 17 Giugno 2024
Salute

Un altro virus mette in allerta, è il vaiolo delle scimmie: cos'è e le differenze dal covid: focus col direttore di Malattie Infettive

L'INTERVISTA - Che cos'è il vaiolo delle scimmie? A rispondere è il direttore di Malattie Infettive, Francesco Cristini

Dopo il covid-19 un altro virus accende l'attenzione dell'opinione pubblica. Si tratta del vaiolo delle scimmie e sono già diversi i casi sequenziati in Italia, ma non in Emilia Romagna. Il ministero della Salute sta monitorando l'evolversi della situazione, allertando le Regioni per un tracciamento degli eventuali casi. Ma che cos'è il vaiolo delle scimmie? A rispondere è il direttore di Malattie Infettive, Francesco Cristini: "E’ una infezione sostenuta da un virus, chiamato Monkeypox virus, appartenente alla stessa famiglia Orthopoxvirus a cui apparteneva il vaiolo umano".

Dottor Cristini, si tratta di un virus nuovo?
No, è noto da decenni, e nemmeno una malattia umana nuova. La malattia nell’uomo è infatti descritta da decenni, e riportata nei sacri testi di Malattie Infettive, non solo in Africa dove storicamente i casi sono più frequenti, ma anche in altre nazioni, dove classicamente i casi o clusters di casi descritto sono stati correlati con viaggi.

Come si contrae?
Attraverso il contatto stretto con fluidi corporei di animali o persone infette, a dall’ambiente contaminato dal virus.

Come mai si trasmette da uomo a uomo?
Si tratta di una zoonosi, ossia una malattia che si trasmette dall’animale all’uomo, il cui serbatoio naturale non è chiaro ma è verosimile che siano roditori selvatici. Ma una volta che l’uomo è infetto, allora il virus si può trasmettere ad un altro uomo. Da un caso indici di importazione da un paese tropicale, dove è più facile venire in contatto con animale infetti, ecco quindi che la trasmissione uomo-uomo può poi avvenire anche in altre nazioni in cui non esiste una circolazione naturale del virus.

Un paziente italiano, dal ritorno dalla Canarie, è risultato positivo al virus. Quali sono le precauzioni da prendere?
Se un paziente è affetto da Monkeypox va tenuto isolato sino alla guarigione clinica con precauzioni per contatto e anche respiratorie, sebbene questa ultima via di trasmissione sia poco efficace.

Quali sono i sintomi?
Sono molto simili a quelli del vaiolo umano, sintomi sistemici tipici da infezione virale, come la febbre, la spossatezza e i dolori muscolari, e soprattutto la tipica eruzione cutanea, che differisce poco da quella del vaiolo. Caratteristica della infezione da Monkeypox è l’ingrossamento dei linfonodi, non presente nel vaiolo umano. E’ una malattia però molto meno grave del vaiolo umano, tipicamente autolimitantesi. Eventuali casi gravi dipendono dalle condizioni di base del paziente, in termini di co-patologie, fragilità di qualunque tipo o bimbi molto piccoli.

Cosa fare in caso di positività?
A fronte di una eventuale diagnosi l’operatività standard è l’isolamento dei casi sino a guarigione e la ricerca dei contatti stretti.

E' consigliato vaccinarsi?
Il vaccino classico contro il vaiolo umano è efficace anche per prevenire il vaiolo delle scimmie. Chi ha più di 50 anni ha infatti meno probabilità di ammalarsi in caso di contatto a rischio, perché è sicuramente vaccinato contro il vaiolo. E’ quindi più probabile che vi sia trasmissione a persone giovani, che non sono rientrate nella campagna vaccinale anti-vaiolosa terminata negli anni ‘80. L’offerta della vaccinazione anti-vaiolosa ad eventuali contatti stretti di caso è stata presa in considerazione dal nostro Ministero come possibile misura preventiva.

Come si è attivata la Regione Emilia Romagna?
Come nel resto d’Italia anche nella nostra Regione i laboratori di Microbiologia si stanno dotando del presidi diagnostici per il Monkeypox. Nell’arco di pochi giorni anche presso il laboratorio di Microbiologia dell'Ausl Romagna sarà possibile eseguire le indagini diagnostiche mirate.

C'è da temere una nuova epidemia?
Da pochi giorni sono descritti casi umani di vaiolo delle scimmie in paesi industrializzati. Credo sia essenziale una osservazione un po’ più prolungata del fenomeno prima di fare previsioni. Ma non vi sono al momento i presupposti per i quali possa nascere una epidemia di larga scala. Non si tratta di una malattia ad alta diffusività respiratoria, come il Covid-19, ma una malattia la cui trasmissione dipende da contatti molto stretti.

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