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Dakar, seconda tappa tra roccia e sabbia. Bene i piloti forlivesi: "Siamo entrati nel ritmo della gara"

Un terreno caratterizzato da tanta roccia e tanta sabbia, che ha nuovamente messo in difficoltà i piloti impegnati in una prova speciale di 367 chilometri

Seconda tappa della Dakar saudita ancora in modalità “prova dura”. Un terreno caratterizzato da tanta roccia e tanta sabbia, che ha nuovamente messo in difficoltà i piloti impegnati in una prova speciale di 367 chilometri – da Al Wajh a Neom - la più corta del programma ma non per questo meno complicata dello stage 1 di domenica. Percorsi veloci, su tracce molto tortuose, strette e pietrose sempre in grandi canyon sabbiosi, fino ad entrare in pieno deserto. Nella parte finale lo scenario cambia, tra un rapido altopiano sabbioso e canyon stretti e tortuosi.

Una sorta di giostra impazzita e difficile da gestire anche per una navigazione tutt’altro che semplice, che deve essere gestita prima con la testa che con l’acceleratore. Le piste di lunedì erano molto simili a quelle dell’Algeria delle prime Dakar, ennesimo segno che questa edizione vuol essere un ritorno alle origini. Per il team romagnolo di Andrea Schiumarini ed Enrico Gaspari una giornata dove il ritmo della gara inizia ad essere più regolare.

"Tappa numero due terminata senza accendere i fanali supplementari - dichiara Schiumarini - e questo è un enorme successo. Giornata molto regolare su tracciati veloci e centinaia di chilometri dentro i letti dei wadi, dove i sassi che affiorano dalla sabbia all’improvviso possono compromettere la gara. Il Pajero WRC+ è stato perfetto, segno che le modifiche tecniche apportate dal team erano giuste. La parte più difficile di questa prova è stata la navigazione. A 5 km dalla fine infatti una nota, davvero molto ambigua, ci ha fatto perdere 26 minuti preziosi".

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