15 marzo 2020, i 10 anni della Legge 38 sulla Rete Cure Palliative e del Dolore

"Il percorso sulle Cure palliative era iniziato già nel 1999 con la realizzazione dei primi Hospice in Italia (vd.Legge Bindi), ma la legge 38 del 2010 parla di qualcosa di più"

Il percorso sulle Cure palliative celebra il decennale. "La Legge 38 si pone come una pietra miliare nella storia della medicina moderna in quanto sancisce il diritto dei cittadini all’accesso a servizi che hanno l’obiettivo di una presa in carico globale della persona con malattia inguaribile e della loro famiglia e un dovere del Servizio Sanitario Nazionale di garantire tutto questo", ricordano i dottor Marco Maltoni, Luigi Montanari, Davide Tassinari e Cristina Pittureri delle Cure Palliative dell'Ausl Romagna e le dottoresse Sara Ori (Hospice Ravenna) e Barbara Marelli (Hospice Dovadola) e Romina Rossi (Irst Irccs Meldola).

"Il percorso sulle Cure palliative era iniziato già nel 1999 con la realizzazione dei primi Hospice in Italia (vd.Legge Bindi), ma la legge 38 del 2010 parla di qualcosa di più, di una Rete assistenziale dove luoghi di ricovero chiamati Hospice, cure domiciliari palliative, attività ambulatoriale e di consulenza nei Presidi Ospedalieri erano fondamentali per rispondere ai bisogni sintomatici, relazionali psicologici ed esistenziali dei malati inguaribili - proseguono i dottori -. Questa legge ha dato dignità alla disciplina medica delle cure palliative, alla medicina che cura sempre anche quando tanti dicono che “non c’è più niente da fare”. Le Cure Palliative Moderne in questo decennio hanno poi avuto una evoluzione sostanziale allargando il campo dei pazienti, da quello storico dell’oncologia ad altre discipline come neurologia, geriatria, pneumologia, cardiologia, nefrologia, proprio per le caratteristiche dei bisogni complessi dei pazienti stessi e delle competenze specialistiche che servono per dare risposte adeguate. “Assistenza, formazione e ricerca” sono i pilastri delle cure palliative. A questo ci sollecitava Cicely Saunders fondatrice delle Cure Palliative moderne (Inglesi e nostre). Tenere alta la competenza delle equipe di cura grazie alla metodica formazione, la sollecitudine all’osservazione e al trovare fermaci e organizzazioni innovative e avere una apertura all’umano, allo sguardo tra curante e curato che può dare la dignità della persona".

"La Romagna è guardata da tanti amici colleghi professionisti non solo italiani e di tante parti del mondo come un territorio dove la Legge 38 ha avuto un impatto fondamentale nella realizzazione della Rete Locale di Cure Palliative (RLCP) per tutti i cittadini che ne hanno necessità e con alti livelli di competenze e umanità - viene aggiunto -. Quanto realizzato è grazie agli investimenti e progettazione del servizio pubblico sostenuto dal fondamentale contributo delle Associazioni del Volontariato/Terzo settore (Istituto Oncologico Romagnolo, Amici dell’Hospice di Forlimpopoli, Associazione Italiana Leucemie, Lega Italiana Lotta ai Tumori) del Rotary Ravenna e Romagna e Fondazione Taccia di Rimini per la formazione specialistica in videoconferenza, del privato accreditato (Società Dolce), dei Servizi di Assistenza alla Persona dei Comuni e delle tante donazioni di cittadini grazie alle quali sia gli Hospice che le Equipe di cura possono contare su luoghi di cura più confortevoli, strumentazioni e opportunità di crescita nelle competenze specialistiche".

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"Tante persone hanno contribuito alla realizzazione delle cure palliative in Romagna e in Italia , ma oggi vogliamo ricordare il professor Dino Amadori, al quale siamo tutti grati per la determinazione e la tenacia con le quali ha contribuito allo sviluppo dell’oncologia e delle cure palliative portando a compimento il grande progetto dell’Irst-Irccs. Il 15 marzo forse pochi avranno il tempo per pensare a tutto questo vista la situazione di emergenza che stiamo vivendo. Anche oggi si dibatteva sulla solitudine vissuta in questi giorni dai pazienti ricoverati in Hospice, senza la consueta vicinanza dei parenti.Ma i nostri pazienti non sono soli, perché vicino a loro ci siamo noi e ora più che mai dobbiamo cercare di tirare fuori la prerogativa essenziale delle cure palliative che è quella dello stare vicino, dell’accompagnare chi è nel dolore o sofferenza della vita, dell’ascoltare ed essere presenti. Si, ora più che mai è chiesta una presenza reale e concreta che dia dignità anche nel dolore più grande. Questo decennale delle cure palliative non avrà certo nulla di sfarzo celebrativo e forse un po’ retorico, ma alla fine può essere una grande occasione per tutti noi per riproporre una medicina che aiuta a tirare fuori l’essenza della persona, come Cicely Sauders ci ha insegnato".

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