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Covid in crescita nelle scuole, il primario di pediatria: "Diffusione modesta. Variante inglese? Non qui"

Nel Forlivese la curva dei contagi in ambito scolastico negli ultimi giorni ha subìto un lieve aumento. A fare il punto è Enrico Valletta

In Emilia Romagna dal 22 gennaio - con la ripartenza delle lezioni scolastiche in presenza al 50% alle scuole superiori - fino al 5 febbraio si sono registrati 2.254 nuovi casi fra bambini e studenti/alunni dai servizi 0-3 anni alle superiori e 399 nuovi casi fra docenti e personale scolastico. E' quanto emerge dal report comunicato dalla regione, specificando che 709 sono studenti di scuola primaria, 581 di scuola secondaria di secondo grado, 504 di scuola secondaria di primo grado, 371 bambini tra 0 e 3 anni e 89 alunni di scuola primaria.

Per quanto riguarda il personale scolastico, invece, dei 399 casi 121 sono docenti di scuola primaria, 110 dell'educazione 0-3 anni, 87 di scuola secondaria di secondo grado, 43 di scuola secondaria di primo grado e 38 di scuola dell'infanzia. Nel Forlivese la curva dei contagi in ambito scolastico negli ultimi giorni ha subìto un lieve aumento. A fare il punto è Enrico Valletta, direttore del Dipartimento Trasversale Salute Donna, Infanzia e Adolescenza di Forlì-Cesena e dell'Unità Operativa di Pediatria del "Morgagni-Pierantoni" di Vecchiazzano.

Giorno dopo giorno aumentano i positivi in ambito scolastico nelle scuole. C'è da preoccuparsi?
No, non credo. Piuttosto, c’è da tenere costantemente sotto controllo la situazione – come d’altra parte è stato fatto e si continua a fare tuttora – per individuare precocemente qualsiasi possibile focolaio di diffusione del virus all’interno delle scuole e bloccarlo sul nascere con gli strumenti (misure di prevenzione, tamponi, individuazione dei contatti e quarantena) che si sono dimostrati, fino ad oggi, di grande efficacia. In un momento nel quale la diffusione del virus sembra mostrare un rallentamento, tutto questo dovrebbe risultare più facile da realizzare. Ricordiamoci che anche le più recenti ricerche ci dicono che le scuole restano un luogo nel quale il virus ha una assai modesta diffusione e che la loro riapertura non ha determinato un incremento significativo dei contagi.

Come si spiega questo aumento delle infezioni?
Abbiamo avuto un recente periodo di elevata circolazione del virus in tutta la comunità e, in definitiva, la scuola rappresenta uno spaccato di questa comunità e quindi partecipa, in certa misura, di quanto sta avvenendo intorno a lei. Ora le cose sembrano andare un po’ meglio, le Regioni stanno assumendo colorazioni più rassicuranti e, se le cose non cambieranno ancora, mi attendo che anche per le scuole possano venire tempi migliori. 

Nei bimbi che presentano sintomi il virus continua a manifestarsi meno aggressivo?
Sì, da questo punto di vista nulla è cambiato. Abbiamo anche imparato a conoscere meglio e riconoscere le rare forme infiammatorie più impegnative nelle quali, pur raramente, ci capita di imbatterci.

Preoccupa tuttavia la variante inglese. Quali sono le evidenze scientifiche a sua disposizione?
Ad oggi, tre sono le varianti principali sulle quali si concentra l’attenzione di tutti: la variante Inglese B.1.1.7 comparsa negli ultimi mesi del 2020; la variante Sud Africana B.1.351 individuata anch’essa più o meno nello stesso periodo e quella Brasiliana P.1 isolata in Giappone da viaggiatori che tornavano da un soggiorno in Brasile. Sono varianti del virus che sembrano un po’ più aggressive e sono sotto stretta osservazione per valutarne la compatibilità con gli attuali vaccini. D’altra parte, questo coronavirus – come molti altri virus – è soggetto a mutare nel tempo e queste e altre varianti che prevedibilmente emergeranno richiederanno una continua osservazione da parte degli scienziati.

Si sono registrati casi nel Forlivese?
A mia conoscenza non nei bambini. Leggo di alcuni casi adulti nella nostra Regione e so che il laboratorio di Pievesestina avrà un ruolo importante nella sorveglianza e nello studio di queste varianti.

E' favorevole alla vaccinazione dei più piccoli?
Non mi sembra che, nell’immediato, sia un tema all’ordine del giorno. Altre sono le categorie di persone che è più urgente vaccinare. In ogni caso, sia Pfizer che Moderna hanno avviato studi sulla somministrazione dei vaccini negli adolescenti (12-17 anni) e, a seguito di questi saranno condotti studi sui bambini dai 5 anni in poi. Tra la fine di quest’anno e l’inizio del 2022 dovremmo poterne sapere di più.

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