Duemila fedeli e festa di popolo per la Beata Benedetta. "Lei un crocifisso vivente, rimase sempre con Dio"

Circa duemila persone hanno assistito alla cerimonia solenne di beatificazione della dovadolese morta 55 anni fa, fin da subito venerata ed ora ufficialmente “beata” anche per la Chiesa

Il bianco e il rosso delle vesti di vescovi, preti e diaconi, l’azzurro dei cappellini e dei fazzoletti al collo dei devoti di Benedetta Bianchi Porro: sono i colori che hanno scintillato prima nella processione di ingresso in cattedrale e poi dentro e fuori la principale chiesa cittadina, dove circa duemila persone hanno assistito alla cerimonia solenne di beatificazione della dovadolese morta 55 anni fa, fin da subito venerata ed ora ufficialmente “beata” anche per la Chiesa, col riconoscimento del suo miracolo. Cattedrale a ingresso riservato per motivi di spazio e sicurezza e una grande distesa di sedie nella piazza, per una festa di popolo che si era augurato nei giorni scorsi il vescovo Livio Corazza e che si è concretizzata in un sabato mattina baciato dal sole ancora estivo.

VIDEO - Le opinioni tra i fedeli. "Per noi era già beata"
VIDEO - Chi era Benedetta Bianchi Porro, il suo ritratto
VIDEO - La lettera apostolica del Papa che la dichiara beata
 

Il ritratto di Benedetta Bianchi Porro

La sua, come è stato ricordato, è una “santità della porta accanto”. Benedetta era una come tutti noi: una giovane piena di talenti, attenta al suo futuro e agli studi universitari. Studi in medicina, quelli che le permisero di individuare in modo autonomo la sua malattia, la terribile neurofibromatosi che l’ha condotta alla morte all’età di 28 anni, non prima di averla relegata quasi in un totale distacco dal suo ambiente, con i suoi sensi dalla vista all’udito che venivano meno. “Tutto il suo corpo era diventato un crocifisso vivente”, sintetizza il cardinale Becciu, prefetto della congregazione per le cause dei santi, a Forlì per officiare la prima preghiera a Benedetta. Pur nell’annullamento dei contatti con l’ambiente, quasi sepolta viva se non per i segni tracciati nel palmo della sua mano come forma di comunicazione, e nella distruzione fisica “Benedetta rimane profondamente con Dio, nel segno della sofferenza e della santità”, dice il cardinale Becciu, che definisce la sua una “esistenza affascinante”, "fragile e nella paura, che non nascondeva", ma "illuminata dalla luce di Dio".

 

Fin da subito dopo la sua morte, Benedetta entra nella devozione popolare, faro in particolare per i sofferenti e gli ammalati. Chi l'ha conosciuta in vita e nella fase della malattia testimonia di una giovane che "irradiava pace e fede ai suoi amici", che la raggiungevano per consolarla e ne uscivano consolati loro. “Una giovane laica, un modello per la Chiesa di oggi, per i giovani e gli ammalati”, ha concluso Becciu. Un lunga causa della Chiesa ha portato a riconoscere un suo miracolo, l’inspiegabile guarigione di un ventenne vittima di un gravissimo incidente in moto, dopo la richiesta di intercessione a Benedetta da parte della madre del giovane. Per questo solo oggi Benedetta è propriamente “beata”.

La messa di Benedetta Bianchi Porro: il ricordo della neo-beata

La lettera apostolica di Papa Francesco

Letta prima in latino e poi in italiano, la cerimonia si è aperta con la lettura della lettera apostolica di Papa Francesco: “Noi accogliendo il desiderio del nostro fratello Livio Corazza, Vescovo di Forlì-Bertinoro, come pure di numerosi altri fratelli nell’Episcopato e di molti fedeli, sentito il parere della Congregazione delle cause dei santi, in virtù della nostra autorità apostolica, concediamo che la Venerabile Serva di Dio Benedetta Bianchi Porro, laica, la quale per amore di Cristo accolse come dono prezioso la sua infermità, unendola alla Croce gloriosa del Signore, sia chiamata per l’avvenire col titolo di Beata e che possa essere celebrata il giorno 23 del mese di gennaio di ogni anno, nei luoghi e nei modi stabiliti dal diritto. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Dato a Roma, in San Pietro il giorno 22 del mese di agosto nell’anno del Signore 2019, settimo del nostro Pontificato. Francesco”. Al termine della lettura è stata srotolata la gigantografia di Benedetta e spontaneo è partito l’applauso dei duemila presenti in duomo, in piazza Ordelaffi e nella chiesa di San Francesco.

La prima preghiera

Dopo l’omelia e gli inni, uno dei quali scritto appositamente per la nuova beata che nel calendario troverà posto il 23 gennaio (giorno della sua morte), è stata la volta della prima preghiera. “Per la prima volta possiamo dire ‘Beata Benedetta, prega per noi’ “, sono le parole risuonate dall’altare.  Dal vescovo Livio Corazza, al termine della cerimonia di beatificazione, è arrivato il messaggio alla comunità religiosa forlivese: “Da oggi Benedetta non va solo invocata, ma conosciuta e imitata”, scandisce il prelato, davanti ad una platea di tantissimi preti, ma anche malati, autorità, la famiglia della beata e i membri dell’associazione dedicata a Benedetta. Per tutti, prima di tutto, una grande festa che ha lasciato spazio a qualche lacrima di commozione nei famigliari quando a più riprese sono stati citati stralci degli scritti della beata dovadolese. Perfetta anche la macchina organizzativa, affidata a decine di volontari e giovani della diocesi. Presente anche un servizio di primo soccorso, impegnato in chiesa nel malore di una persona, portato via in barella.
 

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