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Il modello "Morgagni-Pierantoni" sui programmi di Rai3 regionale

Martedì nell'ambito dei programmi dell'accesso, in onda fra le 10.10 e le 10.40, verrà trasmesso dalla redazione Rai di Bologna l'intervento della dottoressa Simona Bianchi

Il modello di ospedale per intensità di cura al centro del servizio a cura dell’Ausl di Forlì su Rai3 regionale. Martedì nell’ambito dei programmi dell’accesso, in onda fra le 10.10 e le 10.40, verrà trasmesso dalla redazione Rai di Bologna l’intervento della dottoressa Simona Bianchi, direttore del presidio ospedaliero “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, che illustrerà l’innovativa organizzazione del nosocomio forlivese.

L’Azienda usufruisce di questi spazi informativi autogestiti in base a quanto disposto dal Corecom, organismo regionale che assomma le funzioni delegate dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom), e i compiti amministrativi per conto del Ministero delle Comunicazioni, in linea col regolamento approvato con delibera 15/02/2006. L’obiettivo dei brevi servizi è coinvolgere il più possibile i cittadini nel processo di comunicazione dei percorsi sanitari, per renderli maggiormente coscienti di essere titolari del diritto a essere informati sull’attività che la pubblica amministrazione pone in essere nell’esercizio delle sue attribuzioni.

Il modello di ospedale ad alta intensità di cura è oggi ritenuto il più idoneo a garantire un’assistenza appropriata ed efficace al paziente. Il “Morgagni-Pierantoni” di Forlì, sin dalla sua apertura, nel 2004, è stato una delle prime strutture in Italia ad organizzarsi in questo modo. Nel 2002, l’Azienda decise, infatti, di approfittare dell’apertura del nuovo ospedale per ripensare completamente tutti i percorsi assistenziali e l’assetto logistico, con l’obiettivo di mettere al centro dell’intero processo di cura il paziente.

«Abbiamo abbandonato il sistema tradizionale, dove i malati sono dislocati nei singoli reparti, separati fra loro, creando, invece, zone di degenza multidisciplinari, in cui medici e infermieri lavorano insieme, integrandosi gli uni con gli altri – illustra Bianchi – Questo garantisce una notevole flessibilità nella gestione dei posti letto, in modo tale da poter far fronte anche a richieste eccezionali, come quelle legate a un’epidemia influenzale; inoltre, la separazione delle aree acuti e post acuti, ci permette di offrire una collocazione adeguata alle esigenze di cura di ciascuno».

La vera peculierità dell’ospedale a intensità di cura risiede, tuttavia, nella presa in carico del paziente attraverso percorsi diagnostico-terapeutici mirati, in grado di accompagnare il malato per tutto l’iter di cura, seguendolo nel tempo; proprio per questo, i trasferimenti dall’area acuti a quella post-acuti con degenza prolungata e, infine, da quest’ultima al domicilio o alle strutture residenziali protette, sono gestiti da personale appositamente formato, che non lascia mai solo il paziente.

«Nel futuro – conclude Bianchi – l’evoluzione di tale modello vedrà un’integrazione sempre più stretta con il territorio e un maggior utilizzo di forme alternative al ricovero, cui si dovrà ricorrere solo quando strettamente necessario, nell’ottica di una vera e propria rete fra tutte le strutture sanitarie presenti nel comprensorio».

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