Lolli davanti ai giudici del Tribunale: ammette le truffe, nega estorsione e associazione a delinquere

L'ex imprenditore, alias "il pirata" o "capitano Karim", era in video conferenza dal carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro

E' comparso per la prima volta davanti ai giudici del Tribunale di Rimini, dopo la lunga latitanza in Libia, Giulia Lolli alias "il pirata" o il "capitano Karim" finito a processo per il fallimento della Rimini Yacht. In video conferenza dal carcere di massima sicurezza di Rossano Calabro, dove è recluso in seguito al suo rientro in Italia dopo la condanna nel paese africano per terrorismo e traffico internazionale di armi, l'ex imprenditore ha ricostruito la storia dell'azienda riminese che vendeva imparcazioni di lusso ammettendo alcune truffe nelle vendite ma sostenendo che i raggiri erano finalizzati a sanare il dissesto economico della Rimini Yacht. Allo stesso tempo, Lolli ha negato con fermezza le accuse di estorsione e associazione a delinquere.

L'ex imprenditore, poco prima del crac finanziario della società nel 2010, era fuggito dall'Italia riparando in Libia dove era stato arrestato una prima volta l'anno successivo. Riuscito ad evadere in maniera rocambolesca dal carcere di Tripoli, aveva trascorso gli anni successivi assumendo il nome di "capitano Karim". In questo periodo avrebbe fiancheggiato gruppo estremista separatista, occupandosi del traffico di armi, tanto da essere stato fotografato a bordo di imbarcazioni, adibite al trasporto di mezzi militari, insieme a esponenti di primo piano della Shura di Bengasi. Per questi motivi, nel 2017 era stato nuovamente arrestato dalle autorità libiche e condannato all'ergastolo ma successivamente, lo scorso dicembre, era stato estradato in Italia.

A Rimini il processo è stato rinviato al 23 settembre, per sentire un testimone chiesto dalla difesa, su una società sammarinese. Per quella data è prevista anche la discussione e l'avvocato Petroncini spera che il suo assistito possa essere fisicamente in aula. "Anche se la norma, al di là dell'emergenza covid, consente il processo a distanza, penso che un imputato abbia il diritto di essere presente davanti ai suoi giudici, altrimenti, con queste deroghe, si rischia un processo dimezzato". 

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