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Martedì, 16 Agosto 2022
Cronaca

Studio sull'infarto, la Cardiologia di Forlì sul Journal of American College of Cardiology

Lo studio, condotto in parte grazie a un finanziamento dell’associazione nazionale Cardiologi Ospedalieri, rappresenta una impresa importante in tempi di grande scarsità di risorse per studi indipendenti

La ciclosporina migliora la terapia per l’infarto acuto del miocardio? A questa domanda ha dato risposta la pubblicazione dello studio Cycle il 25 gennaio sul Journal of American College of Cardiology, una delle riviste cardiologiche più prestigiose a livello mondiale, frutto ancora una volta di un contributo originale della cardiologia ospedaliera italiana. La risposta principale fornita dallo studio, coordinato dal Dipartimento di Ricerca Cardiovascolare dell’Irccs Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” (Milano), in collaborazione con il Centro Studi dell’Associazione Nazionale di Medici Cardiologi Ospedalieri (Anmco, Firenze), è riassunta nelle parole dei principal investigators Roberto Latini, dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” di Milano e da Filippo Ottani, della Cardiologia dell'Ospedale Morgagni Pierantoni di Forlì, diretta dal dottor Marcello Galvani: “I dati prodotti dimostrano la assoluta non efficacia di un trattamento con ciclosporina nel ridurre il cosiddetto danno da riperfusione, da sempre considerato una delle limitazioni delle strategie di rivascolarizzazione nell’Infarto Miocardico Acuto".

L’ipotesi e le speranze di un ruolo positivo di un trattamento immunosoppressivo di breve durata con trattamento con ciclosporina - aggiungono i due ricercatori - erano state generate da un piccolo studio, forse troppo enfatizzato, che aveva suggerito una efficacia molto rilevante”. L’importanza della pubblicazione, i cui risultati coincidono con quelli dello studio internazionale Circus, condotto in parallelo, è sottolineata da un editoriale di accompagnamento che mette in evidenza la qualità complessiva del trial e concorda con le conclusioni dell’articolo: “Per trasformare il danno da riperfusione in un obiettivo terapeutico è ancora necessaria molta ricerca di base”. I risultati ottenuti su una popolazione di 412 pazienti randomizzati in 31 centri italiani (tra cui Forlì) sono estremamente convincenti in quanto la neutralità di effetti su mortalità e morbidità cardiaca lungo 6 mesi di osservazione post-nfarto acuto del miocardio, si conferma anche a livello clinico e funzionale con misure strumentali e biochimiche. Lo studio, condotto in parte grazie a un finanziamento dell’associazione nazionale Cardiologi Ospedalieri, rappresenta una impresa importante in tempi di grande scarsità di risorse per studi indipendenti: 31 centri di Cardiologia-Emodinamica, distribuiti su tutta Italia, hanno lavorato senza compenso per un obiettivo comune. I risultati prodotti e la loro qualità dimostrano il successo di questa iniziativa.

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