Caccia, Bartolini (PdL): "I fatti sconfessano l'assessore Rabboni"

Se l’Assessore regionale alla caccia stesse meno nel palazzo e maggiormente con i cacciatori saprebbe benissimo che le cose che scrive non corrispondono alla realtà dei fatti.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di ForlìToday

Se l’Assessore regionale alla caccia stesse meno nel palazzo e maggiormente con i cacciatori saprebbe benissimo che le cose che scrive non corrispondono alla realtà dei fatti.
Dalla replica di Tiberio Rabboni si evince chiaramente che l'assessore regionale all'agricoltura non è un cacciatore. Se domenica  fosse venuto con me a caccia si sarebbe reso conto di persona delle assurde norme che sono in vigore solo  nella nostra regione e di come queste vengono applicate.

Rabboni dice che per la caccia in deroga basta un solo invio di una pagina del tesserino alla Provincia e che invece  in Lombardia sono richiesti ben sette invii.
A parte il fatto che  in Lombardia si chiede questo documento ai soli cacciatori che praticano la caccia in deroga e non a tutti  i cacciatori, pena sanzione, come succede da noi in Emilia Romagna, l’Assessore, sbaglia pure nell’interpretare la propria norma visto che proprio nel tesserino distribuito obbligatoriamente a tutti i cacciatori dalla Regione Emilia-Romagna,  alla pagina 73 viene letteralmente indicato di tagliare il tagliando ed inviarlo    in due tempi diversi.
La burocrazia regionale anticaccia trova poi il suo apice nel pretendere il rispetto di queste scadenze, pena sanzione, anche a chi, come me e tanti altri,  non pratica la  caccia in deroga e dovrà consegnare un foglio vuoto.
Visto che neppure l’Assessore Regionale conosce lo scadenziario dallo stesso previsto, ecco perché dico, con insistenza, che oramai serve un commercialista per cacciare in Emilia trattino Romagna

Sull'obbligo di indossare indumenti visibili, di coloro rosso/arancio o giallo, poi, Rabboni prende un altro abbaglio. Proprio per fargli capire nuovamente che vive troppo nel palazzo dorato, a caccia con me c’era pure un incredulo amico di Milano al quale ho dovuto prestare un cappellino arancione per non farlo incorrere nelle sanzioni previste.
L’indumento ad alta visibilità, nella Provincia di Forlì-Cesena  è richiesto a tutti i cacciatori, ma non per le guardie forestali, alla faccia della sicurezza, e durante i controlli di domenica ad alcuni cacciatori si è addirittura contestato l'aver solo un fazzoletto giallo al collo che una associazione venatoria aveva puntualmente omaggiato.
Ma allora la Regione chiarisca cos'è un indumento, perché un giubbino o un cappello vanno bene e un fazzoletto al collo no? Ma come fa a spiegarlo Rabboni che non sa neppure di cosa stiamo parlando visto che dice che in Emilia-Romagna l’obbligo vale solo per la caccia al cinghiale in squadra? Vuole forse scaricare la colpa ai calendari delle Provincie amministrate anch’esse dal PD? Al cittadino cacciatore poco importa se la decisione penalizzante è stata assunta da una Giunta  PD di Bologna o di Forlì.

Con le sue dichiarazioni l'assessore regionale all'agricoltura sconfessa infine  le associazioni venatorie più rappresentative che, come si può vedere dal documento allegato, hanno informato i loro soci circa tutti gli adempimenti da assolvere.
O le regole imposte sono male interpretate, e allora urgono chiarimenti urgenti, oppure la Provincia di Forlì-Cesena non rientra più in Emilia-Romagna.
Infine, sulle campagne anticaccia della Brambilla,  voglio tranquillizzare Rabboni che, per gli incarichi che ricopre questa può  solo fare inutili dichiarazioni .
Al contrario, le donne anticaccia del PD che Rabboni ed Errani hanno inserito al comando dell’Assessorato Caccia in  Regione hanno reso i cacciatori emiliano trattino romagnoli i più vessati in assoluto in Italia come si evince dalla risposta dello stesso Rabboni vittima del ginepraio legislativo dallo stesso avallato.
 

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