Coronavirus, 24 bimbi positivi a casa. Il primario di Pediatria Valletta: "Centri estivi? Sì, evitando affollamenti poco prudenti"

Non si tornerà a scuola fino all'inizio del prossimo anno scolastico, ma il 4 maggio riapriranno i parchi, anche se saranno interdetti i giochi

Piccoli gruppi con sempre gli stessi educatori per tutta la durata delle attività. Uso delle mascherine, controlli all'ingresso per eventuali sintomi, grande attenzione all'igiene e priorita' all'utilizzo di spazi aperti. Sono questi i suggerimenti portati dall'Emilia-Romagna al tavolo di discussione col Governo, per poter riaprire i centri estivi per i bambini nella fase 2. Le proposte sono state presentate martedì dalla vicepresidente della Regione, Elly Schlein all'incontro convocato con gli enti locali dai ministri Lucia Azzolina (Istruzione) ed Elena Bonetti (Famiglia), alla presenza anche della titolare del dicastero alle Politiche sociali, Nunzia Catalfo.

I bambini sono tra coloro che stanno maggiormente soffrendo la reclusione, impossibilitati a frequentare gli amici. Non si tornerà a scuola fino all'inizio del prossimo anno scolastico, ma il 4 maggio riapriranno i parchi, anche se saranno interdetti i giochi. "E' giusto considerare anche la possibilità di una graduale e controllata ripresa della socializzazione", evidenzia Enrico Valletta, direttore del Dipartimento Trasversale Salute Donna, Infanzia e Adolescenza di Forlì-Cesena e dell'Unità Operativa di Pediatria del "Morgagni-Pierantoni" di Vecchiazzano, anche se "sarà difficile tornare improvvisamente al “tutto come prima”".

Dottor Valletta, è d’accordo con la decisione governo di non riaprire le scuole?
Il punto, a mio avviso, non è essere o non essere d’accordo. Personalmente, credo che il Governo, così come la maggior parte dei governi dei Paesi colpiti dal Sars-CoV-2, stia facendo del proprio meglio per affrontare l’emergenza e limitare i danni umani ed economici attuali e futuri. Qualsiasi decisione deve tenere conto di infinite variabili e concatenazioni, l’esperienza ce la stiamo facendo "in diretta", lo scenario della pandemia evolve di giorno in giorno ed è inevitabile che alcune scelte si riveleranno domani più appropriate di altre; da noi come nei Paesi che hanno adottato strategie in tutto o in parte diverse dalle nostre. Nessuno di noi sa con certezza assoluta che cosa sia "giusto" fare e ciascuno è chiamato a dare il proprio contributo per la competenza che possiede. Come pediatri, abbiamo ritenuto di dovere richiamare l’attenzione di tutti (anche del Governo) sulla situazione di grave difficoltà che bambini e adolescenti stanno vivendo a causa delle restrizioni di movimento, dell’allontanamento sociale e, infine, della prolungata chiusura delle scuole. In un momento nel quale si sta valutando la convivenza di tutti noi con il virus, è giusto considerare anche la possibilità di una graduale e controllata ripresa della socializzazione, anche scolastica, per i bambini.

Il decorso benigno della malattia in età pediatrica non esporrebbe con l'apertura delle scuole i bambini a un rischio di danno sostanziale...
I dati provenienti da tutto il mondo ci dicono che, per fortuna, i bambini non sono mai stati in grave pericolo. Nella fase iniziale di diffusione incontrollata del virus potevano, al contrario, rappresentare un veicolo di infezione molto pericoloso per gli adulti e gli anziani. In quel momento è assai probabile che la chiusura delle scuole abbia contribuito a rallentare il diffondersi dell’infezione. Poi, altre importanti misure di contenimento sono state prese e ora è giusto chiedersi se prolungare indefinitamente questo provvedimento abbia ancora un rapporto costo-beneficio vantaggioso. Certo, la scuola non è fatta solo di bambini, ma anche di genitori, insegnanti e personale scolastico e le esigenze di vita e di sicurezza di tutti devono essere adeguatamente considerate e salvaguardate.

Troppo tempo chiusi in casa e socialità ridotta: non c'è il rischio di esporre i bimbi ad un danno tangibile?
La socializzazione è un irrinunciabile elemento di crescita e di maturazione per bambini e adolescenti. Quali e quanti danni possano derivare dalla sua prolungata privazione è difficile dire, ma abbiamo già segnali di evidente disagio nella popolazione pediatrica, non solo nella sua componente più fragile già seguita dai servizi di Neuropsichiatria Infantile, ma anche nei bambini che semplicemente soffrono la tensione perdurante e la limitazione di spazi per il gioco libero e l’incontro tra coetanei. Di questo disagio si stanno occupando in maniera attiva i neuropsichiatri, gli psicologi e i pediatri di famiglia. Lo fanno prevalentemente con modalità a distanza, in attesa, ritengo a breve, di potere ristabilire modalità di incontro diretto nel rispetto della sicurezza di tutti.

Occorre trovare un punto di equilibrio tra il rischio di aumentare il numero di casi Covid-19 e la limitazione dei diritti dei bambini...
Se un appunto si può fare alla politica, è forse quello di avere posto molto sullo sfondo le esigenze dei bambini e degli adolescenti, giacché poco si sente parlare di loro anche in questa fase di ripresa "guidata". Le priorità erano certamente altre, ma ora occorre valutare il rischio infettivo di questa fascia della nostra popolazione per quello che concretamente rappresenta e considerare quali limitazioni siano ancora realmente indispensabili per loro. La situazione attuale sta acuendo alcuni fattori di diseguaglianza anche rispetto al diritto all’istruzione: non tutti hanno risorse economiche, ambientali, culturali e informatiche per superare nel migliore dei modi questo periodo di protratta “vacanza scolastica”.

Come si potrebbe gestire la riapertura dei centri estivi per scongiurare rischi di contagio?
Spazi all’aperto, senz’altro, evitando affollamenti poco prudenti, privilegiando attività sportive o di gioco che evitino prolungati e poco opportuni affollamenti. Occorre anche una buona conoscenza della situazione infettiva familiare e credo sarà necessario dare fiducia e serenità agli operatori fornendo informazioni e formazione adeguate ad affrontare l‘attuale contingenza. Dovremo tutti imparare a gestire con nuove modalità le vecchie consuetudini.

Attività in piccoli gruppi potrebbe essere la soluzione?
Certamente, per il momento sarà difficile tornare improvvisamente al “tutto come prima”. E’ una questione di prudenza e di progressivo adattamento ad una nuova e forse diversa “normalità”.

Quanti sono i bambini risultati positivi al Covid-19 ricoverati o in isolamento domiciliare?
I tamponi fatti in Pediatria fino ad oggi sono risultati tutti negativi. Il Servizio di Igiene Pubblica ci segnala che sono complessivamente 24 i bambini positivi seguiti a domicilio.

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Nel corso dell'emergenza vi sono state delle variazioni nel reparto?
Naturalmente ci siamo attrezzati per accogliere eventuali bambini con Covd-19 individuando stanze e attrezzature dedicate e adottando le precauzioni necessarie a salvaguardia di pazienti, genitori e operatori sanitari. Non abbiamo registrato situazioni di particolare complessità anche se un minimo di apprensione, soprattutto all’inizio, c’è stata. Direi che la fase di “rodaggio” è stata ampiamente superata. Gli accessi dal Pronto Soccorso si sono ridotti di oltre l’80% e l’attività ambulatoriale non urgente ha subito un arresto quasi totale. Abbiamo, peraltro, sempre mantenuto i contatti a domicilio con i bambini con patologie più complesse e contiamo, anche noi, di riprendere progressivamente le consuete attività ambulatoriali specialistiche nelle prossime settimane.

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