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Lunedì, 16 Maggio 2022
Cronaca

Fallimento della Fulgor Libertas basket, è il turno di Boccio in tribunale: "Sabotato dalla vecchia dirigenza"

Nel procedimento giudiziario per il fallimento della FulgorLibertas, martedì mattina, è stata la volta delle deposizioni dei due principali accusati: Massimiliano Boccio e Mirela Chirisi, marito e moglie

Hanno parlato davanti al tribunale collegiale di Forlì nella battute finali di un lungo e tormentato processo. Nel procedimento giudiziario per il fallimento della FulgorLibertas, martedì mattina, è stata la volta delle deposizioni dei due principali accusati: Massimiliano Boccio e Mirela Chirisi, marito e moglie, lui patron e di fatto regista dell'allora FulgorLibertas, lei presidente della storica società cestistica forlivese. Il loro ricordo a Forlì non è positivo, avendo segnato la pagina più nera del basket cittadino, qual è stato il fallimento della storica società cestistica e il ritiro della squadra a metà campionato. Tanto che sono stati i tifosi, riuniti in un nutrito gruppo di 331 persone, che hanno scelto di non lasciar perdere e di non dare per perse le somme pagate, fino anche a 400 euro a testa, alla FulgorLibertas per un abbonamento al Palafiera che ad un certo punto non riuscirono più ad utilizzare.

Come era prevedibile, le deposizioni di Chirisi e Boccio sono state dirette a ribaltare le responsabilità alla precedente gestione della squadra. Ed è in questo contesto che in circa un'ora di dichiarazioni Massimiliano Boccio ha sostenuto sostanzialmente di essere stato "sabotato" dalla precedente dirigenza della società. In che modo? Con vertenze legali precedenti su cui ci sarebbe stata la promessa di farsene carico e con altre non dichiarate, come per esempio l'affitto della sede societaria che secondo Boccio era stata presentata come sostanzialmente gratuita. "Sono stato anche sabotato dagli sponsor", ha detto, in quanto con il suo subentro in molti avrebbero girato le spalle alla nuova gestione. Per cui Boccio ha concluso sostenendo di aver perso anche 60mila euro del suo patrimonio. Più breve, invece, la deposizione di Chirisi, che ha spiegato in sostanza di aver assunto cariche nella società su richiesta del marito, ma di fatto di aver lasciato totalmente a lui ogni forma di gestione. Boccio e Chirisi hanno parlato davanti al Tribunale Collegiale di Forlì (composto dalla presidente Ilaria Rosati, Elisa Giorgi e Marco De Leva), con pm in aula Francesca Rago. Boccio e Chirisi sono difesi dall'avvocato Guidazzi. 

Il comitato dei tifosi

Per il Comitato 'Tutela Abbonati Fulgor Libertas', scrivono Lucia Bongarzone e Christian Battistini: "Finalmente in tribunale per rendere conto di cosa è successo 7 anni fa. E’ con grande orgoglio, infatti, che comunichiamo che oggi il nostro comitato ha visto realizzato il suo scopo, quello che ci spinse prima a riunirci in un comitato e poi ad agire per chiedere chiarezza sulle vicissitudini che hanno riguardato le sorti della squadra di basket forlivese di cui eravamo abbonati. Il processo è stato rinviato al giorno 17 maggio, ed in quella occasione ci saranno le discussioni finali e conosceremo la decisione del Tribunale Forlivese. Siamo felici che la nostra querela sia arrivata fino a qui, che abbia portato in tribunale due dei maggiori protagonisti di quella dolorosa vicenda che ha ferito noi tifosi e il basket stesso. Noi chiediamo solo giustizia e restiamo fiduciosi fino alla fine”.

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Il processo

I reati di bancarotta fraudolenta e truffa sono addebitati a Massimiliano Boccio e Mirela Chirisi, marito e moglie, lui patron e di fatto regista dell'allora FulgorLibertas, lei presidente della storica società cestistica forlivese. La FulgorLibertas venne dichiarata fallita il 10 aprile 2015 sotto il peso dei debiti, mentre già nel gennaio del 2015 la squadra venne ritirata dal campionato in quanto da tempo la società non pagava gli stipendi e non aveva quindi più giocatori da mettere in campo. Diverse le parti civili presenti al processo: si va dal comitato di 327 abbonati di quella stagione della Fulgor, capeggiati da Christian Battistini e Lucia Bongarzone, e difesi dall'avvocato Andrea Romagnoli. Battistini e Bongarzone hanno contenuto a poche migliaia di euro la richiesta di risarcimento, mettendo nero su bianco la volontà di destinare il (remoto) denaro che sarà recuperato a fini sociali e per la promozione del basket in città. Altri 4 tifosi, invece, hanno scelto di costituirsi parte civile in modo autonomo, dopo la prima querela del comitato, difesi dall'avvocato Vittorio Manes. Parte civile al processo è anche la curatela fallimentare dell'ex FulgorLibertas (curatore Isabella Venturelli), rappresentata dall'avvocato Bressanello, per quanto riguarda il reato di bancarotta. Alla sbarra, infine, c'è la vecchia società della FulgorLibertas per i connessi illeciti amministrativi, difesa dall'avvocato Giovanni Principato. Boccio e Chirisi sono difesi dall'avvocato Guidazzi. 

Le accuse

Secondo le ipotesi della  Procura Boccio e Chirisi furono responsabili di diversi reati al momento del crollo della FulgorLibertas, partendo dalla distrazione degli ultimi soldi restati in cassa per 167mila euro e la sottrazione delle scritture contabili. Per la Procura, in particolare, tutto partì dopo l'acquisizione della società, quando il capitale sociale venne aumentato fittiziamente da 50mila a 5 milioni di euro così da simulare una capacità finanziaria superiore al reale, il tutto grazie ad un aumento del valore, ritenuto anch'esso fittizio, della società "Gruppo Industriale Chirisi Boccio Spa" fino ad oltre 27 milioni di euro. Nel mirino della Procura c'è anche la conferenza stampa del 7 agosto del 2014 in cui Boccio annunciava il progetto di portare la FulgorLibertas nella massima serie entro due anni, fino all'approdo in Eurolega e alla quotazione in Borsa della società. Il tutto da realizzarsi tramite contratti con giocatori e allenatori di primo livello. Questo avrebbe portato all'incasso di circa 132mila euro in abbonamenti, denaro poi - sempre secondo le accuse - sarebbe stato distratto assieme agli incassi della biglietteria delle varie partite. Gli abbonati non ebbero modo di fruire del loro abbonamento fino alla fine, dal momento che il 2 gennaio 2015 la squadra venne ritirata dal campionato di A2 Gold. Da qui l'ipotesi della truffa.

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